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Estrella - Stella

(in Spagnolo) Por una estrella que encanta y el su mar de fuego como la desesperada cancion que desde todo el mundo empieza cuando ha una razon que pasa por lo sufrimiento yo no entiendo mas lo que veo en su luz por su distancia hace mucho frio en pensar que aquì el su calor es en recuerdo de la su verdad de lo que es olvido que en describir la vida puede ser mucho deseado y como podemos llamar lo amor no podemos llamar el dolor y saber que por nosostros la nuestra historia en su gobierno es una luz que està desapareciendo puedo pensar solo que la noche puede vivir por la eternidad y nosotros no podemos amar sin una estrella que encanta. (in Italiano) Per una stella che incanta per il suo mare di fuoco come la disperata canzone che da tutto il mondo comincia quando ha una ragione che passa per la sofferenza io non intendo più ciò che vedo in sua luce per sua distanza fa molto freddo nel pensare che qui il suo calore è nel ricordo della sua verità di ciò che è dimenticato che nel descr...

Dimmi tu

Dimmi tu, se il cielo non c’è più, non vedo più le stelle! Solo luci distanti, a intermittenza, dimmi tu, se il Mondo è rotondo, io non lo so, quaggiù, tu voli alta in pochi istanti e io che aspetto sempre la notte, con tanta pazienza, in fondo, poi scrivo solo parole a catinelle, scordo cosa c’è lassù, così a volte verso lacrime a frotte. Un giorno forse ci incontreremo, in un altro cielo color cobalto che esiste soltanto per noi e con uno sguardo ci litigheremo lo spazio di un arcobaleno, in un luogo molto diverso da questo più in alto di questo cielo, più sereno, ma io non faccio testo Dimmi tu, se il cielo non c’è più, non vedo più le stelle! Solo luci distanti, a intermittenza, dimmi tu, se il Mondo è rotondo, io non lo so, quaggiù, tu che voli alta in pochi istanti e io che aspetto sempre la notte, con tanta pazienza, in fondo, poi scrivo solo parole a catinelle, scordo cosa c’è lassù, così a volte verso lacrime a frotte. Un giorno forse ne rideremo in un altro cielo faremo un...

Voglio

Voglio scrivere questa poesia, per la rabbia del tempo che via via corre e per la rappresaglia delle stagioni ai loro cambiamenti voglio anteporre il senso delle religioni e poi urlare forte e ancor più forte dimenticando me stesso e il mio nome, dimenticando ogni come... Urlare più forte, più forte del pianto quando grida la sua verità e destare l’incanto, d’ogni autorità fermare il moto degli eventi vedendo scomparire il bene e il male con ciò che vale, dalle ragioni agli intenti... Perché voglio edificare il paradiso sulle macerie di questo inferno condiviso. Voglio scrivere una storia costruita o fatta, d’ogni altrui memoria e l’amore che provo constatarlo poi e di tanto in tanto nel coraggio destato da ogni sogno infranto ma da uomo solo, me stesso più non trovo e così il Mondo girerà, nello spazio e in libertà, sempre e d’ogni perduto amore nel infinito strazio, d’un dolore che l’amore, oramai, m’impedisce quanto mai o più che mai – finisce – d’esprimere oltre questa riga qua…

Non è un sonetto

Questo non è un sonetto poetico è un farfugliamento senza un senso non ha ritmo ed è pure patetico e non serve ad aver alcun consenso forse fraintendo un che di ermetico fintanto che scrivo non credo o penso non ci vedo nulla che sia d’etico nel volerne un qualche giusto compenso scrivo solo per sentirmi un po’ vivo ma forse sarà una morte lieve questo dire che in me a volte coltivo e dire che qui sembra molto breve in questo misero spazio allusivo qui tutto resta e prende ciò che deve.